Manakish allo Za'atar
Nel Levante il manakish è il pane che apre la giornata, quello che si divide ancora tiepido prima che la città si svegli. Lo za'atar è il suo cuore antico: timo, sesamo e sommacco, un sapore che per chi cresce da quelle parti sa di casa.
- Cucina
- Levante
- Tempo di preparazione
- 170 minuti
- Difficoltà
- Media
- Porzioni
- 4
La storia di questo piatto
Nel Levante il manakish è il pane che apre la giornata, quello che si divide ancora tiepido prima che la città si svegli. Lo za'atar è il suo cuore antico: timo, sesamo e sommacco, un sapore che per chi cresce da quelle parti sa di casa.
Ingredienti
- 400 g Farina 00 o manitoba
- 240 ml Acqua tiepida
- 6 g Lievito di birra fresco
- 1 cucchiaino Zucchero (per attivare il lievito)
- 6 g Sale fino
- 4 cucchiai Olio d'oliva extravergine
- 40 g Za'atar (miscela di timo, sesamo e sommacco)
- 60 ml Olio d'oliva extravergine per il condimento
Preparazione
- Sciogli il lievito e lo zucchero nell'acqua tiepida e lascia riposare qualche minuto, finché la superficie non si vela di una schiumetta leggera: è il segno che il lievito è vivo e ha voglia di lavorare. Versa la farina in una ciotola grande, forma una fontana, metti il sale ai bordi e non al centro (se tocca il lievito lo stordisce) e versa piano l'acqua lievitata nel mezzo.
- Impasta con energia, prima nella ciotola poi sul piano infarinato, finché non ottieni una palla liscia ed elastica che, tirata piano, non si strappa: è il segno che il glutine si è formato bene. A metà lavorazione aggiungi l'olio poco a poco, lascialo assorbire con calma: darà morbidezza alla mollica.
- Metti l'impasto in una ciotola unta d'olio, copri con un canovaccio umido e lascialo lievitare in un angolo tiepido della cucina, senza correnti d'aria: deve raddoppiare, e se affondi un dito nella pasta il segno resta lì senza richiudersi. Verso la fine della lievitazione mescola in una ciotolina lo za'atar con l'olio, fino a ottenere una pasta densa, color verde-bruno, che profuma di timo e sommacco.
- Sgonfia l'impasto con le mani, dividilo in quattro palline uguali, circa 160 grammi ciascuna, e lasciale riposare coperte: si distendono e diventano più docili sotto le mani, senza tornare indietro come un elastico. Nel frattempo accendi il forno al massimo, 250°C, con dentro una teglia o una pietra refrattaria che deve scaldarsi bene: è lei il segreto di una crosta che si gonfia e dora in fretta.
- Stendi ogni pallina con le dita o col matterello, fino a un disco di circa 20 centimetri e mezzo centimetro di spessore: non deve diventare sottile come una piadina, serve un poco di anima morbida sotto. Bucherella la superficie con una forchetta perché non si gonfi a bolla, poi spennella con generosità la pasta di za'atar, arrivando fino ai bordi.
- Trasferisci il disco sulla teglia rovente, aiutandoti con un foglio di carta forno se la pietra scotta troppo per le mani, e infornalo in forno già a 250°C: guarda i bordi, quando diventano biondo dorato e la cucina si riempie del profumo di timo tostato, è pronto. Sfornalo e lascialo intiepidire solo un minuto: si mangia caldo, quando l'olio è ancora lucido e profumato. Cuoci un disco alla volta, o due se la teglia è capiente.
- Prima di portarlo in tavola assaggia un angolo: se l'olio ti sembra un po' pesante, una spruzzata di limone sopra risveglia tutto e sgrassa la bocca. Taglialo a spicchi come una pizza e servilo insieme a yogurt bianco, olive e pomodori freschi, così ogni boccone trova il suo contrasto di fresco.